Natale 2.0: tra tradizioni bizzarre e rivoluzione dei regali

Natale 2.0: tra tradizioni bizzarre e rivoluzione dei regali

Ogni anno ripetiamo le stesse frasi: “Il Natale è sempre uguale”, “È diventato solo consumismo”.
In realtà, se guardiamo bene, il Natale è uno dei laboratori sociali più interessanti che abbiamo: metà tradizione, metà esperimento in tempo reale su come sta cambiando la nostra società.

Oggi oltre 160 Paesi nel mondo celebrano il Natale, in forma religiosa o laica, coinvolgendo più dell’80% della popolazione globale.
Dietro questa parola unica – Natale – ci sono però modi diversissimi di viverlo, e trasformazioni profonde nel modo in cui spendiamo, ci facciamo regali, pensiamo alla sostenibilità.

Vediamole da vicino.


Un’unica festa, mille Natali diversi

Se guardiamo la mappa del mondo, scopriamo che il Natale è un codice condiviso… ma decifrato in lingue molto diverse.

  • In Giappone il 24 dicembre si festeggia spesso con il pollo fritto del fast food: la campagna lanciata da KFC negli anni ’70 è diventata tradizione nazionale.
  • Nelle Filippine, la città di San Fernando ospita il Giant Lantern Festival: enormi lanterne illuminate che trasformano la notte in un mare di luci.
  • In Svezia, a Gävle, ogni anno si costruisce una gigantesca capra di paglia (la Gävle Goat): è diventata famosa in tutto il mondo perché puntualmente qualcuno prova a bruciarla o distruggerla.
  • In Messico il Natale passa anche dalle posadas e dalle piñatas, con processioni e feste di quartiere che mescolano rito religioso e festa popolare.

E potremmo continuare: saune di Natale in Estonia, Babbi Natale in canoa nel Pacifico, alberi di piume di pollo in Indonesia.

Il dato interessante è un altro: nonostante conflitti, crisi e polarizzazioni, nella maggior parte dei Paesi il Natale resta un momento identitario.
Nel Regno Unito, ad esempio, l’89% delle persone dichiara di festeggiarlo; il 73% dice di amarlo o di apprezzarlo, pur riconoscendo che è diventato molto commerciale.

Insomma: il Natale tiene ancora insieme, anche quando litighiamo su tutto il resto.


La sorpresa del 2024: il boom dei regali di seconda mano

Dietro le luci, però, c’è un cambiamento silenzioso che parla di portafogli vuoti ma anche di nuova sensibilità ambientale: il Natale dell’usato.

Alcuni numeri:

  • Un sondaggio europeo mostra che il 36% degli adulti aveva intenzione di regalare almeno un oggetto usato a Natale 2024; tra i giovani adulti si arriva a circa il 50%.
  • Un altro rapporto indica che il 64% degli europei si dichiara favorevole a ricevere un regalo di seconda mano.
  • In diversi Paesi europei oltre il 70–80% delle persone dice di considerare ormai “normale” l’usato, anche a Natale, purché in buone condizioni.

L’Italia non fa eccezione: analisi sui consumi natalizi 2024 registrano una crescita importante di acquisti refurbished o second-hand, spinta sia dai prezzi sia dal desiderio di consumare in modo più sostenibile.

Fino a pochi anni fa un regalo usato sarebbe stato quasi un insulto. Oggi, soprattutto tra i più giovani, viene percepito come:

  • più sostenibile;
  • spesso più pensato (un vinile raro, un libro fuori catalogo, un oggetto vintage);
  • e – non dimentichiamolo – più accessibile in tempi di salari fermi e prezzi in salita.

È un piccolo spostamento culturale: il valore non sta più solo nel “nuovo di fabbrica”, ma nella storia che un oggetto porta con sé.


Natale sostenibile: tra rifiuti e buone intenzioni

C’è però un lato meno poetico del Natale: quello dei rifiuti.

Nel solo Regno Unito, ogni anno si buttano:

  • circa 114.000 tonnellate di plastica da imballaggi natalizi;
  • l’equivalente di 227.000 miglia di carta da regalo, abbastanza da avvolgere l’isola di Guernsey o di arrivare a coprire il grattacielo The Shard migliaia di volte;
  • fino a un miliardo di biglietti di auguri, che tradotti in alberi significano decine di milioni di tronchi.

Sono cifre impressionanti, che spiegano perché molti consumatori stiano cambiando abitudini: carta riciclata, pacchetti riutilizzabili in tessuto, regali digitali o esperienze al posto di oggetti fisici.

Anche qui le ricerche mostrano una tendenza chiara: in diversi Paesi europei cresce la quota di chi dichiara di volere meno regali ma più significativi, magari condivisi in famiglia (un viaggio, un concerto, una cena speciale).

Non è ancora una rivoluzione, ma è un segnale.


Natale come specchio della società

Se guardiamo tutto insieme – le tradizioni assurde, i regali usati, l’ansia per gli sprechi – il Natale ci restituisce un ritratto abbastanza onesto di come siamo messi:

  • abbiamo bisogno di riti comuni, anche quando sembriamo divisi su tutto;
  • facciamo i conti con limiti economici e ambientali, ma non vogliamo rinunciare alla festa;
  • stiamo imparando lentamente che la qualità del tempo e delle relazioni vale più del numero di pacchetti sotto l’albero.

Per The Integrity Times, la domanda non è se il Natale sia “troppo commerciale” – questo lo sappiamo già – ma se stiamo usando questa festa come un occasione per cambiare qualcosa di concreto nelle nostre abitudini.

Ogni scelta minuscola – un regalo di seconda mano, un pacchetto riutilizzabile, un dono di tempo invece che di oggetti – non salverà il pianeta da sola.
Ma dice qualcosa sul tipo di società che vogliamo essere quando le lucine si spengono.

Forse il vero Natale 2.0 è tutto qui: meno “cose”, più senso. Senza perdere la magia, ma togliendo un po’ di finto luccichio.

Riproduzione riservata © Copyright “The Integrity Times

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